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15 ottobre 2013 2 15 /10 /ottobre /2013 10:55

3Nell’interessante dibattito nel convegno effettuato a Ferrara dal Siap ( Sindacato Italiano Appartenenti Polizia) e dall’Anfp ( Associazione Nazionale Funzionari di Polizia) , dopo i noti fatti del caso Aldrovandi e altri simili, abbiamo deciso di effettuare un interessante dibattito sull’intervento di Polizia in situazioni critiche , confrontandoci con altre realtà europee.

L’interessante dibattito ha permesso di affrontare tematiche sulla formazione dei poliziotti e sui mezzi in dotazione individuale e di reparto utili ad immobilizzare un qualsiasi individuo che durante un intervento di polizia , per vari motivi, va in escandescenza ed usa violenza tale da costringere gli operatori di polizia ad intervenire usando la forza.

Si è parlato quindi sulla formazione utile ad evitare l’uso della  forza,  sui mezzi in dotazione e soprattutto sulla trasparenza.

Quello che a mio parere è necessario, grazie al confronto avvenuto,   non è solo lo spray al peperoncino o una  pistola che emette scariche elettriche ecc..  utili a immobilizzare un individuo, ma la trasparenza dell’azione e del perché si è agito con la forza.

È bene evidenziare che la missione principale di ogni Poliziotto è quella di evitare lo scontro, di evitare l’uso della forza, ed è  questo quello che facciamo!

Ma a volte, è necessaria e per questo, la miglior dotazione che si può dare al personale, oltre ad una formazione davvero di qualità  è una telecamera!

         Attraverso questa, si può tranquillamente dimostrare come ogni collega fa di tutto per evitare lo scontro e come a volte l’uso della forza è inevitabile.

Solo attraverso la trasparenza, anche quella che possa dimostrare l’errore, noi tutti possiamo dimostrare come ognuno di noi opera per il bene di tutti  e per noi stessi.

Una trasparenza che faccia sentire il cittadino sicuro e che permetta a noi di migliorare .Una trasparenza che dia fiducia.

Ma per fare questo, ogni poliziotto, deve riconoscere nel suo interno diritti, democrazia, trasparenza che a volte, causa un sistema ancora non del tutto democratico, vengono negati al poliziotto stesso.  

Come può un poliziotto non venire influenzato negativamente se nel suo interno le garanzie democratiche a volte vengono calpestate?

UN POLIZIOTTO, A VOLTE, vedendosi negare i diritti, potrebbe fare lo stesso nei suoi interventi per imitazione – Involontariamente si adotta un comportamento negativo essendo questo presente nella propria vita lavorativa.

Dire anche questo è trasparenza!

In questi giorni ho in mano un provvedimento disciplinare dove il Sig. Capo della Polizia rigetta il ricorso di un dipendente .    

Nell’occasione il dipendente a propria difesa chiedeva che venisse sentito in sede di commissione  chi aveva contestato il fatto.

Aldilà di come la si pensi, Il diritto è stato negato in quanto chi ha deciso – il Questore -  ha ritenuto che non era necessario e che non avrebbe apportato vantaggio al dipendente che lo aveva chiesto.

Che strano, ti puniscono e dicono pure che ti aiutano  mentre ti ledono il diritto al contraddittorio che poteva avvenire in quella sede in quanto le contraddizioni erano tante e nella commissione c’erano 2 membri indicati dai sindacati e questi potevano fare delle domande. Cosa negata!

 In sostanza,  se un poliziotto  contesta un verbale al Codice della Strada ad un utente e questo effettua ricorso al Giudice di Pace chiedendo giustamente che il verbalizzante venga sentito dal giudice,  questo avviene, mentre se a chiederlo è un poliziotto per potersi difendere e dimostrare le sue ragioni questo viene negato.

Come può reagire un poliziotto in questo sistema dove l’inganno è quotidiano?

Come garantire il diritto se il diritto viene negato?

Quanto è pericoloso tutto questo?

In conclusione, giusto è che la Polizia deve essere trasparente con il cittadino e siamo noi poliziotti a dirlo, ma per raggiungere questo obiettivo,  da formare non sono solo  gli Allievi Agenti  e i Poliziotti in genere, ma anche e soprattutto  la Dirigenze di questo Paese che ci appare sempre non al passo con i tempi.  

Bisogna ammettere che nell’interno dove un poliziotto opera vengono compressi i suoi diritti e nello stesso tempo allo stesso  si chiede di difendere quelli degli altri nel difficile lavoro dove bisogna essere psicologi, piloti, infermieri, tiratori scelti, netturbini, vigili urbani, ecc. ecc..  bene, i poliziotti garantiscono tutto questo, ma credetemi, lo si fa per spirito di abnegazione e responsabilità civile personale e di qualche dirigente , bisogna ammetterlo, capace!

Una formazione per i poliziotti, ma come dicevo anche-soprattutto  per la classe dirigente,  che possa permettere da una parte,  a garantire i diritti dei cittadini e dall’latra , garantire i diritti dei poliziotti in modo tale che la dirigenza di questo Paese sia sempre più sensibile alla difesa dei diritti di TUTTI!

 

 

 

 

 

 

Il Segretario Generale Regionale Siap

Sandro Chiaravalloti

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5 ottobre 2013 6 05 /10 /ottobre /2013 10:28

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Richiesta incontro al Sig. Prefetto di Piacenza

-         Lettera Aperta –

Eccellenza

Nell’anno 2003, quando a Piacenza venne messo in atto il nuovo controllo del territorio della città, ancora oggi esistente,  suddivisa in 4 settori – tre per la polizia e 1 per i Carabinieri – con ben 8 poliziotti di quartiere ecc.. ecc…  con lampeggianti a go go, servizi straordinari controllo del territorio ecc…  …. dicemmo che quel sistema che a nostro avviso non produceva sicurezza non si poteva reggere allora e che oltre a logorare le risorse presenti – e così è stato – avrebbe logorato le risorse future – e così è - !

Eppure bastava  poco, bastava fare i conti con quello che si aveva, con le esigenze  reali e soprattutto con i mancati investimenti e cercare, come ogni buon padre di famiglia fa,  far quadrare i conti e utilizzare le risorse umane e i mezzi nel miglior  modo possibile per garantire i servizi da fornire ai cittadini in modo tale  che quello che avevamo poteva   durare il più a lungo possibile ,  lavorando in modo ottimale in ogni settore della sicurezza. – per noi la sicurezza è un insieme di cose e non solo quella sicurezza del controllo del territorio visibile – che è la più importante se fatta bene -

Invece, si continuò a procedere mettendo in crisi il sistema investigativo e burocratico  spronando più del dovuto gli operatori delle volanti a produrre numeri non utili alla sicurezza ma alle carriere.

Si era, e si è in parte ancora oggi, incentivati a produrre numeri tanto che, se si fermava un bus pieno di pensionati in villeggiatura e si controllavano i circa 50 occupanti si aveva fatto un buon lavoro,  ma se si controllava per 1 ora  un pregiudicato, era stato fatto un pessimo lavoro.

Erano i numeri utili e lo sono ancora. Numeri da esibire e pubblicizzare.

Numeri “gonfiati” per essere i primi della classe, mentre la vera sicurezza, dell’investigazione, del vero controllo del territorio e del servizio amministrativo da fornire ,  andava a farsi benedire.

Un cittadino a nostro avviso è sicuro ottenendo  una risposta celere al telefono, un  rilascio del passaporto, un  permesso di soggiorno a regola d’arte , un controllo dei  esercizi pubblici, al controllo dei nostri figli nel territorio virtuale di internet, al codice della strada, ecc.. ecc…

  La sicurezza effetto placebo che ti fa star bene ma che non ti cura, messa in opera per ingannare il cittadino, da noi è stata sempre criticata .

Strategie , come dicevo, utili alle carriere tanto che si spremeva la spugna per togliere tutto quello che si poteva spremere fregandosene  del futuro di chi restava – per primi dei cittadini - ,  e di chi doveva continuare a servire il cittadino sempre più, giustamente, esigente  a fronte delle e continue evoluzioni di reati sempre più efferati  .   Oggi, a fronte delle attuali risorse, da parte della Questura, grazie anche alle pressioni del Siap – pubbliche e non - , so che è stato presentato un nuovo progetto del controllo del territorio ma nulla è stato fatto. Dove è finito?

 Lo avevamo detto, quel danno fatto nel 2003 aveva aperto una ferita che sarebbe stato difficile richiudere. E così è !

Quel sistema che ho sempre criticato e che ha prodotto danni stenta a cambiare.  

Noi, del Siap, pur sapendo che si rischiava di non essere compresi, e qualcuno ci ha criticato, dicemmo che per noi ,se si poteva , andavano bene  anche  20 di volanti, ma stante le risorse e le mancate riforme e i mancati investimenti, chiedevamo  2 volanti fatte bene che tre zoppe utili a numeri e visibilità .

  E pensi,  qualcuno a volte ha pubblicizzato di voler fare anche la quarta forse per prendersi consenso e basta

 Arrestate, fate nominativi, fatevi vedere qua, accendete i lampeggianti – anche se in macchina c’era un solo poliziotto -  ecc.. ecc…  

Sono arrivati 6 nuovi colleghi non ancora del tutto impiegabili, in quanto  devono completare il periodo di formazione, ma di strategie utili a ripristinare il sistema e aprire la sezione antidroga della Questura, non vediamo nulla all’orizzonte.

Forse non ci occuperemo più di spaccio delle sostanze stupefacenti?

Chiudiamo la Squadra Mobile?

Chiediamo riorganizzazione, chiediamo presa di coscienza, chiediamo che, con coraggio, dove si possono usare nuove strategie e recuperare personale siano poste in essere.

Pertanto, Sig. Prefetto, quale responsabile della Comitato dell’Ordine e sicurezza Pubblica,  Le Chiedo pubblicamente che la S.V. voglia cortesemente  ricevere  Lo scrivente per discutere di un piano del controllo del territorio che ci sta logorando e che non si attua più atteso che i colleghi stanno controllando 3 zone della città con solo 2 volanti – anzi con una e mezza visto che una di queste viene fatta con auto non idonea e non può  effettuare determinati servizi –

Pertanto, da tempo a Piacenza una zona viene controllata da una sola pattuglia e tre da 2 creando una disparità di controllo del territorio che riteniamo a questo punto pessima.

 

 

Cordialità

 

          

 

Il Segretario Generale provinciale SIAP

Sandro Chiaravalloti

 

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22 dicembre 2011 4 22 /12 /dicembre /2011 18:45

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AI COLLEGHI  DI                                                                          PIACENZA

 

E,p.c.

AL SIG. PRERETTO DI                                                                 PIACENZA

 

AL SIG. QUESTORE DI                                                                 PIACENZA

 

AL SIG. DIRIGENTE

COMPARTIMENTO POLSTRADA                                                         BOLOGNA

 

AL SIG. DIRIGENTE

COMPARTIMENTO POLIZIA FERROVIARIA DI                        BOLOGNA

 

AL SIG. DIRIGENTE

COMPARTIMENTO POLIZIA POSTALE DI                                 BOLOGNA

 

AL SIG. DIRETTORE S.A.A.                                                                  PIACENZA

 

AL SIG. DIRIGENTE SEZIONE POLSTRADA DI                         PIACENZA

 

AL SIG. RESPONSABILE POSTO POLFER DI                                      PIACENZA

 

AL SIG. RESPONSABILE POSTO POLIZIA POSTALE DI           PIACENZA

 

 

Quando, come in occasione delle festività natalizie e di fine di anno, capita di stendere una riga orizzontale e fare un bilancio, fare una somma delle poste attive e di quelle passive non è sempre facile.

Se è vero che per il decimo anno consecutivo il SIAP di Piacenza riesce ancor a crescere di una rappresentatività sia numerica che di elevate risorse umane , facendolo mantenere ancora come sindacato più rappresentativo a Piacenza, è anche vero che va doverosamente fatta una analisi  ben più profonda.

E’ indubbio che la nostra società, i gruppi di cui facciamo parte, le nostre relazioni e noi stessi viviamo, il più delle volte in modo rassicurante ma per certi versi asfittico, immersi in delle ciclicità e delle periodicità: quella giornaliera, quella settimanale, quella mensile, quella  annuale.

La fine dell’anno, di ogni anno solare, da quando i latini hanno preso a festeggiare il dio sole e le giornate che ricominciano lentamente ad allungarsi e, successivamente, la cultura o la fede cristiana ricordano la nascita di Gesù, non si sottrae a questo esercizio emotivo, relazionale e collettivo.

Il tempo ci appare così scandito da gesti e ritualità consuete, familiari, unificanti per solo fatto che si ripresentano dopo un certo tempo, che ci fanno riposare, rifiatare dalle solite e persistenti fatiche, oppure che ci consentono, per chi ha più fortuna ed è più vocato, di riflettere e di reincontrare gli affetti e le persone a cui si vuole del bene.

Il rischio però è di rimanere in superficie, di ripetere stancamente le solite cose, esclusivamente di distrarsi per poi ricominciare a tessere una tela consunta, logora e non più rammendabile.

Capita poi, come nel sindacato, come nel Siap di Piacenza, la valutazione e i bilanci, devono essere per continuare ad essere autentici e veri, fatti di impegni, di cose fatte, di risultati conseguiti, di traguardi raggiunti.

Nel corso dell’ultimissima Assemblea provinciale il Siap ha potuto, infatti, toccare con mano il prodotto di una parabola di un decennio di lavoro.

Dieci anni fa, quando il Siap si rinnovava in questa città, il sindacato di polizia era considerato in questa provincia, bene che andasse, al più un orpello compiacente e il contraddittorio con l’Amministrazione, seppur normativamente previsto, una vuota e sterile riproposizione di schemi e posizioni o peggio, quando, il sindacato avesse voluto avere a cuore i principi e i diritti dei lavoratori, una cosa da ostacolare, da avversare con sistemi più o meno nobili.

Dopo dieci anni il SIAP, grazie a  tutte le persone che , organizzandosi, hanno deciso  di prestare il loro obolo mensile, il loro tempo e le loro energie mentali e fisiche , è riuscito a conquistare maggiore democrazia, migliori riforme e metodi di lavoro per se stessi e, in definitiva, per la sicurezza dei cittadini. Grazie a questo lavoro incessante, possiamo tranquillamente dire, senza temere smentite, che  il sindacato oggi  a Piacenza ha più credibilità, più ascolto e ha indubbiamente conquistato un ambiente lavorativo più sano, più umano e dove l’ascolto, il dialogo e la parola non sono visti con sospetto ed avversione ma sono, invece, considerati strumenti per capirsi e migliorarsi.

Oggi il Siap è felice di constatare che questo avvenuto col suo determinante contributo, anche fatto di denunce e di lotte e di sacrifici personali, con l’apporto di ogni iscritto, di ogni umanità che lo ha attraversato e che lo continua ad attraversare. 

In questa fase delicata per il paese, per il modello di sviluppo economico europeo se non addirittura occidentale tout court, il miglior bilancio che si può trarre, in una forma universale di federalismo e sussidiarietà, potrebbe essere proprio questo: ad ogni livello, compreso quello locale sarebbe necessario invertire i fattori e pensare prima alla crescita (o ad una rinascita) individuale e sociale, giuridica, in definitiva etica, di una comunità e di un popolo poiché quella economica stabile e solida, magari col tempo, arriverà come una naturale conseguenza. Così davvero se una cifra, non effimera, questi dieci anni di Siap a Piacenza la hanno e proprio quella della lotta per i diritti fondamentali e per il diritto, al riconoscimento umano in primis, nel proprio posto di lavoro prima ancora che il mero riconoscimento economico.  

Buon Natale, dunque, magari un po’ più casto ma davvero più autentico.

 

 

  PER LA SEGRETERIA PROVINCIALE SIAP

 

Il Segretario Provinciale SIAP

Michele Rana

 

Il Segretario Generale provinciale SIAP

Sandro Chiaravalloti

 

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28 giugno 2011 2 28 /06 /giugno /2011 21:06

strillone1.jpgGLI INFIDI…………

 

AI COLLEGHI DI PIACENZA

 

E,p.c.

 

AL SIG. QUESTORE DI PIACENZA

AL SIG. DIRETTORE S.A.A. DI PIACENZA

AL SIG. DIRIGENTE SEZIONE POLSTRADA DI PIACENZA

AL SIG. RESPONSABILE POSTO POLFER DI  PIACENZA

AL SIG. RESPONSABILE POSTO POLIZIA POSTALE DI PIACENZA

 

Nelle organizzazioni lavorative c’è sempre una maggioranza, prevalente ci verrebbe da dire, di persone protese a selezionare, trovare i metodi più corretti e poi tentare di raggiungere degli obiettivi  capaci di privilegiare una lettura condivisa del proprio mestiere, una domanda ed un’offerta di senso che, nella nostra delicata professione, è il più delle volte riassunta nella legge e trova un fondamento, ontologico, in un patrimonio che dovrebbe essere comune come quello del senso della legalità, in primis costituzionale.

Ogni appartenente a questa maggioranza, come sa e come può, con più o meno sacrificio individuale e familiare, con le proprie peculiarità positive e con i propri limiti, partecipa al rinnovamento quotidiano dell’esercizio della nostra funzione.

 

C’è poi una minoranza di persone, mi verrebbe da dire contati sulle dita di una mano, che anche alle nostre latitudini, quelle di Viale Malta comprese, che concepiscono la loro soddisfazione non nel sentirsi parte di questo processo, nel sentirsi parte della prevenzione e repressione del crimine e delle reali turbative per l’ordine e la sicurezza pubblica.

 

Costoro - pressoché abitanti al piano 1° di Viale Malta e non iscritti a quest’organizzazione sindacale, per fortuna  -  da qualche anno a questa parte, si sentono animati da un sacro furore che alimenta, ciclicamente, le loro crociate moralizzatrici tutte protese verso l’interno dell’organizzazione.

 

Evidentemente capaci di concepire il loro successo, il loro riconoscimento e la loro preminenza ed autorità professionale solo sminuendo gli altri, mettendoli in cattiva luce e, non contenti, più di qualche volta anche tentando di annichilirli, promuovono ovvero animano bellamente a vere e proprie “sante inquisizioni” nei confronti di colleghi che osano capitare, magari con atteggiamento critico e non prono, sulla loro strada oppure colleghi che avvertono, per qualche ragione, sono caduti in disgrazia agli occhi del capo.

In tutte le organizzazioni serie le tesi e le iniziative di costoro riceverebbero un “bel calcio in culo” con l’invito a pensare a cose più serie, alla criminalità che lì fuori aspetta un nostro passo falso; invece, no.

 

Passano i capi, si succedono le gestioni e costoro finiscono per avere un credito che non meritano; un ascolto e un riascolto immeritato visto che alla lunga il loro atteggiamento o meglio la credibilità che gli si concede finisce per creare - oltre tanto interminabili quanto improduttivi contenziosi - esclusione, disaffezione, lontananza da quello che, senza temere di essere equivocato, può essere definito un sano spirito di corpo o, più modernamente, di squadra.

 

Un paio di cose auguriamo a questa minoranza: quella di non essere messa in condizione di continuare ad influenzare in negativo i destini umani e professionali dei colleghi e quindi della maggioranza dei poliziotti (funzionari compresi) e quella di non dover patire, magari in futuro, le sofferenze a cui hanno costretto gli altri ad opera di “un più puro che li epura”.

 

In tale ultima evenienza il Siap si candiderebbe anche alla loro difesa.

 

P.S. se qualcuno si vede coinvolto in questo documento……mi chiami!!!!

 

 

 

Il Segretario Generale provinciale SIAP

Sandro Chiaravalloti

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25 gennaio 2011 2 25 /01 /gennaio /2011 15:35

LOGO SIAP 2 POLIZIOTTI

 

         Il Siap dell’ Emilia Romagna cresce: cresce nei numeri ma soprattutto cresce nella sua capacità di attrarre qualità.

Non è un caso, infatti, che nuovi arrivi –  soprattutto giovani -  si determino nel Siap poiché i colleghi e le colleghe sentono che quella che prenderanno non è solo una “tessera”, una delega sterile a rappresentarli,  ma un’autentica e concreta opportunità per realizzare i loro desideri, per portare il loro contributo di idee, di analisi, di iniziative per una Polizia maggiormente democratica, partecipata e rispettosa dei diritti dei lavoratori.

 In Emilia Romagna è dunque tangibile una “ventata nuova e fresca”  che è capace, grazie al dialogo e alla democrazia interna, anche di  scardinare i vecchi schemi di fare sindacato, presenti ancora in alcune realtà che non ci appartengono, e creare una contaminazione tra società civile e il nostro interno, la Polizia di Stato.

Oggi, diversamente dal passato, è importante continuare ad impegnarsi sui temi della legalità costituzionale - in primis –  e sul versante della lotta ad ogni forma di mafiosità, di nepotismo, di clientela e farlo non isolati ma cercando il confronto e l’apertura con quello di chiaro e trasparente avviene all’esterno della nostra Amministrazione.

La riflessione democratica su quanto il potere governativo, al di là della eventuale contingente connotazione, “fa” oppure “non fa” ovvero “fa male” – grazie anche alle lucide interpretazioni ed informazioni provenienti dalla Segreteria Nazionale – per il comparto della sicurezza e in definitiva per i poliziotti e le poliziotte  ha costituito, in un contesto sociale economico e politico tutt’altro che facile, un altro fondamentale momento di crescita culturale ed umana di ciascuno dei membri del Siap dell’Emilia Romagna.

La consistente partecipazione alle manifestazioni nazionali di volta in volta promosse ed indette ne è una cristallina dimostrazione.

Come è stato - e dovrà continuare ad esserlo - determinante per attrarre ogni nuovo consenso il tentativo di porre al centro di ogni processo lavorativo e quindi dell’ organizzazione umana che si pone degli obiettivi e li persegue con l’attività faticosa dei suoi membri,  ciascun individuo, ciascun essere umano e il suo diritto fondamentale a lavorare in un luogo sicuro, confortevole e dignitoso.

Ed in quest’accezione l’opera di tutela e di denuncia innanzi al datore di lavoro che usa lo strumento della correzione disciplinare quale strumento ordinario e normale solo per riaffermare il suo indiscriminato ed assoluto predominio nei confronti dei dipendenti è stata un’opera preziosa che ci ha fatto avvicinare, realmente, ai più deboli, ai più indifesi e sovente a più vessati all’interno dei nostri ambienti di lavoro.

Perseverare in queste linee guida: continuare a mettere in campo strategie formative, seminariali  per gli organismi dirigenti del sindacato e di riflessione pubblica con gli altri attori sociali, mettere in rete e con questo a disposizione di tutto il territorio regionale le eccellenze umane di cui si viene in contatto sono gli obiettivi che il Siap dell’Emilia Romagna si pone anche per il 2011, l’anno del congresso nazionale, proprio per il consolidamento dell’organizzazione sul nostro territorio.

Un’organizzazione, quella del Siap Emilia Romagna, giovane, dinamica, fatta per le novità, per i costanti nuovi arrivi, per le nuove imprese e le nuove iniziative anche di lotta: terreno ideale in cui potranno germinare le idee e le sensibilità per una nuova stagione riformatrice.

 

Il Segretario Generale Regionale SIAP

Sandro Chiaravalloti

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25 giugno 2010 5 25 /06 /giugno /2010 13:12

tiani pd

in occasione dell’assemblea del PD  per discutere degli effetti nefasti della recente manovra finanziaria dell’attuale Governo -  in data 19 giugno u.s. a Roma –  il PD ha colto la possibilità di far intervenire il nostro Segretario Generale Nazionale SIAP Giuseppe Tiani. Un intervento davvero toccante, che ha suscitato nel nostro interno piena approvazione. Un intervento che, da una parte,  ha  esposto le problematiche che affliggono il nostro lavoro e come queste siano capaci di minare un sistema che deve difendere la libertà e la democrazia di un Paese, in quanto ,  per noi, l’ordine e la sicurezza pubblica è una condizione di Libertà; dall’altra, ha evidenziato come il dialogo con la politica e con il PD, in particolare, sia davvero necessario.

Una maggiore apertura, senza nasconderci dietro vecchi steccati e stantie ideologie da “muro di Berlino”, è infatti non solo opportuna ma anche doverosa: giudicare obiettivamente meriti e potenzialità, partecipare ad concrete iniziative e progetti di riforma e visioni complessive del nostro paese è proprio quello si deve fare piuttosto che rincorrere promesse ed illusioni elettorali. Dopo un lento e ultradecennale degrado istituzionale e costituzionale oggi la situazione si è aggravata: un piano inclinato in cui ci appaiono  in pericolo non solo  le condizioni lavorative dei Poliziotti, ma vi è il serio rischio, con la destabilizzazione di  un comparto come il nostro, di minare definitivamente la Democrazia e lo Stato costituzionale di Diritto.

Noi vogliamo una Polizia democratica, civile, pacifica e formata al passo con i tempi . Principi che sono costati sacrifici  e  anni e anni di battaglia che ha visto colleghi processati e in galera per aver chiesto il riconoscimento formale e sostanziale di democrazia e diritti.

Noi del SIAP, non intendiamo arretrare di un solo passo, non intendiamo solo difendere ciò che abbiamo conquistato con sacrificio personale contro chi oggi tenta di seppellire tutto con la politica delle ronde, delle stellette e dei tagli  con risorse economiche che vengono sottratte a noi per finanziare le polizia locali: vogliamo rilanciare la lotta per le riforme democratiche e civili degni di un Paese che si definisce tale.

 

Il Segretario Generale provinciale SIAP

Sandro Chiaravalloti

 

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23 aprile 2010 5 23 /04 /aprile /2010 23:40

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In Anteprima assoluta, Noi del SIAP di Piacenza, pubblichiamo la copertina del nuovo libro del collega della catturandi IMD  , dal titolo "100 % SBIRRO " , edito Flaccovio.  (IMD, già autore del libro . " CATTURANDI" , sempre edito Flaccovio)

Come preannunciato, si conferma l'uscita del  libro il 15 maggio 2010 in occasione della fiera del libro a Torino,   Successivamente, proprio a Piacenza, grazie a Pino Maniaci, Direttore di Telejato, che ci ha fatto l'onore di organizzare personalmente l'evento,  avverrà la prima presentazione del libro con l'iniziativa dal titolo:  "2 Poliziotti antimafia si raccontano", con la partecipazione del collega Gianni Palagonia che presenterà il suo libro dal titolo: "NELLE MANI DI NESSUNO", edito Piemme. . Ancora una volta, l'iniziativa, è dedicata alle vittime della mafia e ai loro famigliari.

In data 22 aprile scorso, sempre Grazie a  Pino Maniaci, noi del SIAP di Piacenza abbiamo partecipato al 150° anniversario della nascita di Joe Petrosino . Durante la cerimonia, Pino Maniaci ha ricevuto il premio JOE PETROSINO. Oltre a Pino Maniaci, altri personaggi importanti impegnati nella lotta  contro la mafia  hanno ricevuto lo sterro riconoscimeto, come: il  Procuratore Generale Antimafia Piero Grasso e Don Ciotti .

 

  Sandro Chiaravalloti

Segretario Generale Provinciale SIAP Piacenza

 

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21 aprile 2010 3 21 /04 /aprile /2010 18:08

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Signor Capo della Polizia,

la contrazione delle assunzioni nella Polizia di Stato a seguito del cosiddetto blocco del turn over adottato dai diversi Governi che si sono succeduti negli ultimi anni e l’abolizione della leva obbligatoria, ha ulteriormente aggravato le problematiche afferenti la mobilità generale

del personale di tutti i ruoli e qualifiche. Ciò posto, i criteri poco chiari ed opinabili rispetto alla realtà territoriale della nostra Amministrazione, adottati dal Dipartimento della P.S. per l’adozione dei recenti provvedimenti di trasferimento, che hanno interessato circa 3000 colleghi, hanno ingenerato un grave stato di malumore e insoddisfazione in tutto il personale

interessato alla mobilità generale.

Al fine di poter offrire risposte e soluzioni praticabili e concrete al personale, Le

chiedo un incontro urgente per poter discutere e meglio approfondire quanto sinteticamente anticipato in epigrafe.

Cordialità

 

Segreterio Generale Nazionale SIAP Giuseppe Tiani

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17 aprile 2010 6 17 /04 /aprile /2010 22:17

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            Nelle tipologie dei sistemi politici si sogliono chiamare autoritari i regimi che prediligono il momento del comando e sminuiscono in modo più o meno radicale quello del consenso, concentrando il potere in un uomo e svalutando gli istituti rappresentativi.

            Si parla di “regimi autoritari” per designare l’intera classe dei regimi non democratici che comprende gran parte dei regimi politici a noi noti: dal dispotismo orientale all’Impero romano, dalle tirannie greche alle signorie italiane, dalla moderna monarchia assoluta a quella costituzionale di tipo prussiano, dai sistemi totalitari alle oligarchie modernizzanti o tradizionali dei Paesi in via di sviluppo (riscontrabili in parecchi Paesi del cosiddetto Terzo Mondo, che sorgono in società caratterizzate da una modernizzazione ancora molto debole e impedita da gravi strozzature sociali).

             Nei sistemi autoritari l’apparato tende ad assorbire parte dell’autonomia dei gruppi piegandoli ai propri scopi; l’opposizione politica è soppressa o imbavagliata; il pluralismo vietato o ridotto ad un sistema senza incidenza reale; l’opposizione tollerata se non viene espressa in modo aperto e pubblico; l’autonomia degli altri gruppi distrutta o tollerata purché non disturbi la posizione di potere del capo.

             In senso psicologico, si parla di “personalità autoritaria” per denotare un tipo di personalità formata da diversi tratti caratteristici ed incentrata su due attitudini: da una parte, la disposizione all’obbedienza zelante verso tutti coloro che detengono la forza o il potere; dall’altra parte, la disposizione a trattare con arroganza e con disprezzo gli “inferiori” ed in generale tutti quelli ritenuti privi della forza e del potere.

            L’autorità, in tale contesto, spesso ancorata ad una visione di disuguaglianza tra gli uomini, esclude o riduce al minimo la partecipazione o la riconduce entro scopi obbligati decisi dal capo.

             E’ perciò chiaro che, dal punto di vista dei valori democratici, l’autoritarismo è una manifestazione degenerativa dell’autorità, che si manifesta in particolar modo nei regimi autoritari con una imposizione all’obbedienza che prescinde in gran parte dal consenso dei sottoposti e ne opprime le libertà.

             Una personalità autoritaria si sentirà probabilmente a suo agio in una struttura di potere autoritaria e troverà congeniale un’ideologia autoritaria, conservatrice, nella quale l’ordine da perseverare è quello del passato che si radica nella naturale disuguaglianza degli uomini.

             Una più ampia estensione del significato di autoritarismo si trova negli studi sulla personalità e sugli atteggiamenti autoritari.

             Molti aspetti della personalità autoritaria sono stati enucleati nelle ricerche di Adorno e dei suoi collaboratori (La personalità autoritaria, 1950).

             Nella struttura autoritaria della personalità tracciata da Adorno, la personalità autoritaria è descritta come un insieme interrelato di tratti caratteristici. Cruciali sono le cosiddette <<sottomissione>> e <<aggressione>> autoritarie: da una parte, la credenza acritica nell’autorità e l’obbedienza zelante ai superiori, e, dall’altra, il disprezzo degli inferiori e la disposizione ad attaccare persone ritenute deboli, socialmente accettabili “solo” come vittime.

             Altri tratti rilevanti sono l’acuta sensibilità per il potere, la rigidità ed il conformismo.

             La personalità autoritaria tende a pensare in termini di potere, è intollerante all’ambiguità, si rifugia in un ordine strutturato in modo elementare ed inflessibile (con visioni “iperburocratizzanti” della vita) e fa uso marcato degli stereotipi del pensiero e del comportamento. E’ particolarmente sensibile all’influsso di forze esterne e tende ad accettare supinamente tutti i valori convenzionali del gruppo a cui appartiene.

             L’interpretazione che Adorno diede alla personalità autoritaria è però squisitamente psicanalitica.

 Un rapporto gerarchico e oppressivo tra genitori e figli crea nel figlio un atteggiamento molto intenso e profondamente ambivalente nei confronti dell’autorità: da un lato, v’è una forte disposizione alla sottomissione, dall’altro, potenti impulsi ostili ed aggressivi che vengono più drasticamente rimossi dal super-io.

La straordinaria energia degli impulsi rimossi, mentre contribuisce a rendere più cieca ed assoluta l’obbedienza all’autorità, viene poi in massima parte dirottata nell’aggressione contro i deboli e gli inferiori.

             Questo meccanismo, mediante il quale l’individuo cerca inconsciamente di superare i suoi profondi conflitti interiori, scatena i dinamismi della personalità autoritaria: l’individuo, per salvare il proprio equilibrio minacciato alla radice da impulsi in conflitto, si aggrappa a tutto ciò che è forza e potenza e attacca tutto ciò che è debolezza.

             A questi dinamismi si ricollegano altri tratti della personalità autoritaria: preoccupazione eccessiva per il potere, rigidità e conformismo.

             Una interpretazione più completa di questo tipo di personalità richiederebbe una considerazione esauriente dell’ambiente sociale.

             Su questa strada si è andato delineando, da parte di altri autori, una seconda spiegazione della personalità autoritaria: quella del cosiddetto <<autoritarismo cognitivo>>.

             Secondo questa impostazione, i tratti della personalità autoritaria si basano su certe concezioni della realtà prevalenti in una data cultura o sottocultura, che vengono apprese dall’individuo attraverso il processo di socializzazione e formazione.

               In un’ottica sociologica S.M. Lipset afferma che per autoritarismo non si intende la sindrome della personalità autoritaria in tutta la sua complessità, ma piuttosto una serie di atteggiamenti individuali riportabili ad una disposizione psicologica autoritaria: una bassa sensibilità per le libertà civili, l’intolleranza, una bassa inclinazione ad accettare sistemi pluralistici, insofferenza per le deviazioni dai codici morali convenzionali.

             Secondo Lipset una bassa partecipazione alla vita di organismi politici e di associazioni volontarie, l’isolamento derivante dal tipo di attività svolta, insicurezza economica e psicologica sono alcuni dei fattori che contribuiscono a formare una prospettiva mentale povera ed indifesa, fatta di grande suggestionabilità, di mancanza di un senso del passato e del futuro, di incapacità di avere una visione completa delle cose, di difficoltà di elevarsi al di sopra dell’esperienza concreta e di mancanza di immaginazione.

 

 

 

                                                                                      Il Segretario Generale Provinciale SIAP

                                                                                                  Sandro CHIARAVALLOTI

 

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9 aprile 2010 5 09 /04 /aprile /2010 21:37

1-COPERTINA-2.jpgNoi del SIAP, durante l’ultimo congresso nazionale e durante le successive fasi,  avevamo condiviso e condividiamo la necessità che come poliziotti-sindacalisti e riformatori di essere protagonisti del dibattito sul proprio futuro, per una Polizia di Stato sempre più democratica e professionalmente preparata.

Concorrere a dare un contributo riformatore significa prima comprendere la forma che c’è , capire le Leggi che funzionano e quelle che invece non funzionano, per la tutela della sicurezza dei cittadini e nel perseguimento della giustizia.

Lontano da strilli e battibecchi ma soprattutto da ogni istinto di emergenza, dobbiamo saper cogliere le occasioni per  poter riflettere in profondità sul funzionamento del nostro Stato Democratico e di diritto.

Per me ciò costituirà un sicuro arricchimento . Lo dico nella convinzione che ho maturato nella mia esperienza di sindacalista da “prima linea” e che quotidianamente incontra le ansie, le preoccupazioni e i problemi di ogni collega.

Poterci  confrontare con la società civile, con  le Istituzioni,  con la politica, con il mondo sindacale e soprattutto con le altre realtà lavorative, significa poter parlare anche di come viviamo la nostra professionalità all’interno del ruolo che ci è assegnato, esprimendo il nostro disagio nella quotidianità della vita lavorativa.

Non ci attendiamo ricette miracolose, anche perché in un paese dove vigono ancora duecentomila leggi e più di tremila fattispecie penali, forse la prima e più urgente opera da compiere dovrebbe essere quella di fare chiarezza e semplificazione anche tra le norme che regolano il nostro lavoro.

Urgono delle riforme serie, applicabili e durature per uscire dal continuo clima di emergenza in cui ci sentiamo avvolti.

Rivendicare una qualità della vita lavorativa, utile ad ottenere migliori risultati nell’attività svolta, con investimenti seri che vadano ad incidere positivamente sul percorso lavorativo di ogni singolo operatore/operatrice  di polizia, a partire dalla prima formazione, ad un costante aggiornamento professionale e un clima lavorativo sereno, sono le condizioni minime per mantenere le giuste condizioni psicofisiche e le giuste motivazioni.

Per fare ciò però ci si deve necessariamente dotare di mezzi operativi e strumenti giuridici idonei ed efficaci.  

Forse non si tratta nemmeno di darci più poteri di quelli che oggi abbiamo e nemmeno di inasprire le pene più di quanto non lo siano già, ma sarebbe già un successo importante avere indirizzi chiari ed uniformi sulla politica criminale da perseguire in modo tale che prima di chiedere la certezza della pena, bisognerebbe ottenere la certezza di un processo rapido e giusto.

 

Pertanto, nella condizione in cui ci troviamo,  appare inutile questa continua rincorsa all’inasprimento delle pene se poi non si riescono ad applicare quelle attuali ed evitare le decine di migliaia di prescrizioni ogni anno che potrebbero aumentare se i tempi si accorciano e le risorse e gli uomini rimangono immutati. .

È inutile, ad ogni fatto di cronaca nazionale, continuare ad emettere provvedimenti tampone, senza dare strumenti giuridici e mezzi a chi opera in prima linea, affinché gli stessi siano portati a compimento con determinazione e nel pieno rispetto della legalità. 

La vera sicurezza si ottiene con risorse necessarie affinché ci consentano di controllare e reprimere l’illegalità, assicurando realmente alla giustizia chi si macchia di gravi delitti, ma nel contempo si possa realmente procedere all’effettivo recupero del condannato.

Anche se sappiamo che per determinati delitti è difficile pensarlo.

Ma dobbiamo ricordarci che è questo deve essere il vero principio di un paese che si definisce democratico democratico con una Polizia di Stato ad ordinamenti civile.  

Noi sentiamo, per la nostra piccola parte, di partecipare a questo obiettivo e quindi riteniamo che siano indispensabili riforme anche del sistema carcerario che possa, definitivamente, restituire alla società persone completamente reinserite ed incapaci di arrecare nuove offese alla legalità.

Auspichiamo quindi riforme. Riforme ed investimenti, seriamente compatibili con la democrazia, con uno stato costituzionale di diritto, che siano però uno sprone per i poliziotti ad assicurare i veri delinquenti al processo penale, per i magistrati a sostenere l’accusa, per i giudici ad emettere sentenze celeri e per il sistema carcerario fornire concrete occasioni di rieducazione anche con sanzioni alternative volte alla reintegrazione del danno provocato.

Secondo il mio modesto parere, avere la certezza della pena, per poi, alla conclusione della pena stessa,  scarcerare un individuo uguale o addirittura peggiore di quando è stato sottoposto alla restrizione della libertà personale, è un fallimento per tutta la società, nessuno escluso, di qualunque parte, ruolo o ambito sia esso collocato. 

Questa mia relazione  tenta quindi di tracciare solo le linee guida del confronto, offrendo spunti di riflessione.

Ci auguriamo che quanto emergerà possa servire a comprendere meglio, a fornire un contributo serio ed interagire per risolvere il disagio che ognuno di noi ha come poliziotto e come cittadino.

Per me e per il SIAP di Piacenza è solo il proseguimento di un percorso, un’apertura all’esterno, un essere parte integrante di una realtà confederale, un insieme di ragionamenti che vogliamo condividere con gli altri attori sociali, civili e politici.

In questa opera vogliamo proseguire, renderci partecipi del dibattito pubblico in questo Paese è per noi del SIAP il miglior modo, non solo di farne parte ma di trovare soluzioni a chi rappresentiamo.

Per questo vogliamo utilizzare tutte le risorse a nostra disposizione anche per altri eventi.

Sandro Chiaravalloti, Segretario SIAP Piacenza

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