SINDACATO ITALIANO APPARTENENTI POLIZIA: IL SINDACATO DELLE POLIZIOTTE E DEI POLIZIOTTI
Di Siap Piacenza - Sindacato Polizia -
GLI INFIDI…………
AI COLLEGHI DI PIACENZA
E,p.c.
AL SIG. QUESTORE DI PIACENZA
AL SIG. DIRETTORE S.A.A. DI PIACENZA
AL SIG. DIRIGENTE SEZIONE POLSTRADA DI PIACENZA
AL SIG. RESPONSABILE POSTO POLFER DI PIACENZA
AL SIG. RESPONSABILE POSTO POLIZIA POSTALE DI PIACENZA
Nelle organizzazioni lavorative c’è sempre una maggioranza, prevalente ci verrebbe da dire, di persone protese a selezionare, trovare i metodi più corretti e poi tentare di raggiungere degli obiettivi capaci di privilegiare una lettura condivisa del proprio mestiere, una domanda ed un’offerta di senso che, nella nostra delicata professione, è il più delle volte riassunta nella legge e trova un fondamento, ontologico, in un patrimonio che dovrebbe essere comune come quello del senso della legalità, in primis costituzionale.
Ogni appartenente a questa maggioranza, come sa e come può, con più o meno sacrificio individuale e familiare, con le proprie peculiarità positive e con i propri limiti, partecipa al rinnovamento quotidiano dell’esercizio della nostra funzione.
C’è poi una minoranza di persone, mi verrebbe da dire contati sulle dita di una mano, che anche alle nostre latitudini, quelle di Viale Malta comprese, che concepiscono la loro soddisfazione non nel sentirsi parte di questo processo, nel sentirsi parte della prevenzione e repressione del crimine e delle reali turbative per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Costoro - pressoché abitanti al piano 1° di Viale Malta e non iscritti a quest’organizzazione sindacale, per fortuna - da qualche anno a questa parte, si sentono animati da un sacro furore che alimenta, ciclicamente, le loro crociate moralizzatrici tutte protese verso l’interno dell’organizzazione.
Evidentemente capaci di concepire il loro successo, il loro riconoscimento e la loro preminenza ed autorità professionale solo sminuendo gli altri, mettendoli in cattiva luce e, non contenti, più di qualche volta anche tentando di annichilirli, promuovono ovvero animano bellamente a vere e proprie “sante inquisizioni” nei confronti di colleghi che osano capitare, magari con atteggiamento critico e non prono, sulla loro strada oppure colleghi che avvertono, per qualche ragione, sono caduti in disgrazia agli occhi del capo.
In tutte le organizzazioni serie le tesi e le iniziative di costoro riceverebbero un “bel calcio in culo” con l’invito a pensare a cose più serie, alla criminalità che lì fuori aspetta un nostro passo falso; invece, no.
Passano i capi, si succedono le gestioni e costoro finiscono per avere un credito che non meritano; un ascolto e un riascolto immeritato visto che alla lunga il loro atteggiamento o meglio la credibilità che gli si concede finisce per creare - oltre tanto interminabili quanto improduttivi contenziosi - esclusione, disaffezione, lontananza da quello che, senza temere di essere equivocato, può essere definito un sano spirito di corpo o, più modernamente, di squadra.
Un paio di cose auguriamo a questa minoranza: quella di non essere messa in condizione di continuare ad influenzare in negativo i destini umani e professionali dei colleghi e quindi della maggioranza dei poliziotti (funzionari compresi) e quella di non dover patire, magari in futuro, le sofferenze a cui hanno costretto gli altri ad opera di “un più puro che li epura”.
In tale ultima evenienza il Siap si candiderebbe anche alla loro difesa.
P.S. se qualcuno si vede coinvolto in questo documento……mi chiami!!!!
Il Segretario Generale provinciale SIAP
Sandro Chiaravalloti
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