SINDACATO ITALIANO APPARTENENTI POLIZIA: IL SINDACATO DELLE POLIZIOTTE E DEI POLIZIOTTI
lettere la cronaca 14.07.2010 quella Italiana non è democr
Noi del Siap ci siamo spesso confrontati al nostro interno ma anche in lunghi percorsi con il mondo politico, confederale, sociale sul tema della piazza, delle manifestazioni o meglio del ruolo che assumono le forme di rivendicazione, lotta, le istanze di cambiamento in una società civile dia logicamente inclusiva.
Abbiamo spesso convenuto che l’ordine pubblica finisce per essere il catalizzatore non soltanto di mere tensioni altrove non risolte ma la spia terminale di una democrazia reale sempre più distante dalla nostra democrazia formale così come voluta dal costituente e da quelle democrazie occidentali più evolute.
Proverò a spiegarmi meglio sgombrando il campo dagli equivoci: sono a favore di una democrazia formale ma soprattutto reale in cui la stampa e il giornalismo che indaghino fattivamente, mettano in difficoltà chi esercita il potere ( sensibilizzare l’opinione pubblica) , che siano strumento per il diritto a conoscere di ciascuno cittadino; un giornalismo che incalzi chi si trova in posizioni di primazia e faccia, davvero, le sue belle inchieste.
Sono per una democrazia in cui il giornalismo sia libero e plurale, al contrario degli monopoli o gli oligopoli informativi di fatto o di diritto, per la diversità e la molteplicità delle fonti di informazione, delle fonti di giornalismo soprattutto quello televisivo, a cui gli italiani in stragrande maggioranza si rivolgono.
Invece oggi la “bestia” è domabile, forse domata e chi sta al potere potrebbe aver la tentazione, facile facile, di utilizzare i suoi strumenti per far tacere e per non far avere audience alle istanze scomode ed enfatizzare, invece, solo le notizie e le issues compiacenti.
D’altronde anche il sindacato di Polizia ha cominciato a subire un analogo trattamento antidemocratico dai tg mediaset e non solo, per la manifestazione dell’Ottobre scorso avverso alle politiche di questo Governo, mentre quando chi oggi governa e si manifestava contro il governo precedente stava con noi e allora, guarda caso, lo spazio tg era eccezionale! Strana posizione da chi oggi, nonostante tutto, chiede un ulteriore bavaglio: forse perché sta comprendendo, che la stampa, anche quella amica, prima o poi si ribellerà?
Così facendo la piazza e le manifestazioni - temiamo - ben presto potrebbero ritornare a divenire luoghi in cui cittadini esasperati, perché da una parte non si sentono ascoltati da chi governa e si sentono pure presi in giro ; e dall’altra non riuscendo a bucare il muro del silenzio loro imposto, del bavaglio, possano essere tentati dalla scorciatoia della violenza per fare notizia, per far passare le loro proteste o le loro proposte.
Registriamo infatti un aumento dei disordini e degli scontri con le forze di polizia presenti a fare il loro dovere, talvolta ingrato.
Un errore che a mio avviso va evitato da parte di tutti, protagonisti e non! Occorrerebbe attrezzarsi facendo ricorso ai metodi, anche fantasiosi, ma rigorosamente nonviolenti; aumentare la soglia della nonviolenza e del dialogo tra chi si trova a manifestare e chi ha il compito di controllare eviterebbe lo scontro fisico, la durezza dello scontro fisico che ha conseguenze non solo giudiziarie ma anche negative .
Siamo sicuri di essere ascoltati quando diciamo che la nonviolenza, di cui fu grande artefice l’avvocato anglo-indiano Gandhi quale anche mezzo di lotta politica e civile e che trova radici antichissime addirittura in Socrate e più recenti Tolstoj, può essere materia da studiare anche per i nuovi poliziotti e di aggiornamento per quelli più anziani; un buon mezzo per la risoluzione anche dei conflitti che potrebbero generarsi sulla piazza.
Può succedere anche, che durante certe manifestazioni, vengono compresse , attraverso le legittime prescrizioni, le libertà previste. In sostanza, le prescrizioni impartite, seppur legittime, non vengono digerite e a mio modesto parere possono essere anche provvedimenti che limitano eccessivamente la libertà di manifestare il proprio dissenso in una piazza o in una pubblica via.
Del resto, chi scrive, ha subito nel passato prescrizioni che erano semplicemente ridicole ed ingiustificatamente vessatorie; ma le abbiamo combattute, criticando il sistema, ma senza violare le leggi dello Stato, imbavagliandoci davanti la Questura. . Del resto, all’interno della Polizia di Stato, attraverso la cosiddetta ordinanza di Ordine Pubblico, taluni Questori, attuavano orari e organizzazioni di lavoro, davvero inaccettabili e che violavano palesemente i diritti dei lavoratori di Polizia. La stessa ordinanza nella quale organizzano i servizi e casomai comprimono anche le libertà di chi manifesta. Noi, il Siap di Piacenza, nel 2003 dicevamo: che l’adozione di determinati orari, non previsti dal contratto, se attuati nei servizi di ordine pubblico, dovevano essere contrattualizzati attraverso tavoli di confronto con i sindacati; lo abbiamo detto anche in Tribunale. Taluni, ahimè, anche sindacalisti, allora ci dissero che eravamo pazzi, che l’ordinanza del Questore era “sacra” ; ma dopo 7 anni di battaglia, ciò che dicevamo, si è concretizzato e quel potere assurdo – quando usato con prepotenza – non esiste più e i diritti dei lavoratori sono oggi rispettati.
Pertanto, a mio parere, i manifestanti che ritengono ingiuste le prescrizioni, dovrebbero sottrarsi nel violare le prescrizioni durante la manifestazione, aggredendo chi , come gli operatori di polizia, è lì semplicemente a fare il proprio lavoro e cioè far ottemperare alle indicazioni legalmente impartite dalla pubblica autorità.
In conclusione ritengo una cosa va detta: le manifestazioni e i cortei vanno fatti sempre nel rispetto della legalità e dei diritti, in primis quello alla vita e alla incolumità fisica ( di tutti) , e se le prescrizioni non sono condivise, vanno contestate nelle sedi giurisdizionali – ma anche parlamentari – appropriate e anche con nuove iniziative per denunciare la mancata democrazia; invece che inveire e prendersela con i poliziotti che stanno facendo il proprio mestiere e che, molte volte, sono anche d’accordo con le rivendicazioni legittime dei manifestanti.
L’eventuale disobbedienza a leggi, regolamenti ovvero ordini ritenuti ingiusti, come insegna la nonviolenza gandhiana, non contempla l’aggressione all’altro pur vestito da chi è il volto dell’autorità sulla pubblica via.
La disobbedienza civile – così come ce l’hanno consegnata Socrate, Tolstoj, Gandhi,Thoreau - è rispetto, considerazione ed amore, per l’essere umano che si trova innanzi a noi; è rispetto e considerazione massima per il diritto tanto da essere disposti a sopportare le eventuali conseguenze negative (le pene, le sanzioni) di quello che si è ritenuto ingiusto e si è violato (e non sottrarsi furbescamente).
Del resto, e concludo, se oggi io sto scrivendo ciò, lo devo a chi prima di me, attraverso il cosiddetto sindacalismo carbonaro, subendo arresti e procedimenti penali, ha ottenuto ciò. Lo hanno ottenuto, senza violenza, ma con il loro e solo sacrificio. Persone che io, non dimenticherò mai di ringraziare.
Ma il primo problema italiano, purtroppo, continua essere quello di una (non) democrazia reale sempre più appesa ad un filo esile, esile.