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SINDACATO ITALIANO APPARTENENTI POLIZIA: IL SINDACATO DELLE POLIZIOTTE E DEI POLIZIOTTI

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CONVEGNO SIAP ANFP 11 OTTOBRE 2013 FERRARA

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Come noto, a seguito di una protesta “non felice”  effettuata da un’altra sigla sindacale di polizia, La segreteria Regionale SIAP insieme a quella Provinciale di Ferrara, avevamo richiesto un incontro con il Sig. Sindaco di Ferrara.

Durante il confronto con il Sig. Sindaco Dr T. Tagliani e dopo aver consegnato allo stesso una nota di seguito riportata,  indirizzata alla Direzione Centrale Sulla Formazione dei Poliziotti,  è nata l’idea di effettuare, proprio a Ferrara, un convegno  sulla formazione dei poliziotti e sugli strumenti in dotazione, o meglio, non in dotazione.

Ebbene, quel convegno è stato realizzato e pertanto l’11 ottobre 2013 alle ora 09,30 presso la città di Ferrara, Noi del  SIAP _- Sindacato Italiano Appartenenti Polizia -  insieme all’ANFP  - Associazione Nazionale Funzionari di Polizia -  abbiamo Organizzato un Convegno dal titolo:

 

“L’INTERVENTO OPERATIVO NEI SERVIZI DI POLIZIA”

-Riflessioni sul tema e confronto tra esperienze Europee –

 

Dopo i saluti delle autorità : Presidente della Provincia Marcella Zappaterra, Sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani,  Prefetto di Ferrara Provvidenza raimondo e del Questore di Ferrara Orazio D’Anna,  Effettuerà la relazione introduttiva il Segretario Provinciale di Ferrara Chiarelli Alessandro.

Seguiranno gli interventi di :

1)    Francesco Carrer Consulente Consiglio d’Europa per le forse di Polizia;

2)    Sergio Garbardino Medico capo della Polizia di Stato;

 seguirà un dibattito sul tema :

1)    Julien sapori Funzionario della Polizia Francese;

2)    Rosa Gubianes Funzionario della Polizia autonoma di Catalogna;

3)    Claude Levac Funzionario Polizia Quebec – ufficiale di collegamento per     l’Europa - ;

4)    Giuseppe Tiani Segretario generale nazionale SIAP;

5)    Enzo letizia Segretario nazionale ANFP;

6)    Emanuele Fiano Deputato . Presidente del Forum Sicurezza PD;

7)    Marco Minniti Sottosegretario di Stato alla Presidenza del consiglio dei Ministri.

8)     

 

 

Noi del Siap, insieme all’Anfp,  continuiamo a metterci in gioco e  a volerci confrontare pubblicamente per dialogare in modo trasparente con tutti e poter sempre più incidere positivamente per ottenere  una polizia sempre più preparata e democratica per il bene di tutti.

Una polizia vicina alla gente, qualitativamente vicina!

 

 

 

Il Segretario Generale Regionale SIAP

Sandro Chiaravalloti

                                                                                                              

 

Riflessione sul caso Aldrovandi e quelli successivi

All'alba del 25 settembre 2005 le Volanti della Questura di Ferrara intervengono perchè viene segnalato un ragazzo che dà in escandescenze in un parco pubblico. Dopo due scontri fisici con i poliziotti il ragazzo rimane esanime sull'asfalto, morto.

Si chiamava Federico Aldrovandi e aveva 18 anni.

Il 21 giugno 2012 la Corte di Cassazione ha confermato le condanne dei 4 poliziotti della Questura di Ferrara che sono intervenuti quella mattina e li ha condannati a 3 anni e sei mesi di carcere per eccesso colposo nell'ambito di un legittimo esercizio di un dovere.

A Trieste, il 26 ottobre 2006, due volanti intervengono su segnalazione di alcuni cittadini poichè Riccardo Rasman, un uomo affetto da schizofrenia, lanciava petardi dalla finestra. L'intervento nel suo domicilio da parte di due volanti innesca una violenta colluttazione tra l’uomo e gli operatori. L'uomo viene infine bloccato, ma muore subito dopo.

Tre dei quattro agenti intervenuti vengono condannati a sei mesi di reclusione per lo stesso titolo di reato: eccesso colposo nell'ambito dell'esercizio di un dovere.

La notte del 30 giugno 2011, a Milano, in circostanze simili, muore Michele Ferrulli di 51 anni. Le volanti intervengono su segnalazione di alcuni cittadini. Ferulli attacca gli agenti e viene contrastato. L'uomo viene infine bloccato, ma muore sull'asfalto. Nell'aprile del 2012 la Procura di Milano chiede il rinvio a giudizio per i poliziotti intervenuti, rei di aver colposamente ecceduto i limiti del legittimo intervento.

L'8 settembre 2011, a Roma, durante l'intervento di due volanti per una lite in famiglia, un uomo, Luigi Marinelli di 48 anni, affetto da schizofrenia, dopo aver picchiato la madre si scaglia contro gli agenti. Ne nasce una colluttazione a cui fa seguito la morte dell'uomo. La Procura ha indagato i poliziotti intervenuti e ha disposto le perizie per accertare le cause di morte. In seguito ha chiesto l'archiviazione ma è di questi giorni l'ordine del GIP di proseguire le indagini.

C'è un filo rosso che unisce tutte queste vicende: l'uso (almeno inizialmente) legale della forza da parte della Polizia si è concluso con la morte del soggetto da immobilizzare. Le cause di queste morti hanno a che fare con la colpa (accertata o ipotizzata) e non con il dolo, per cui si tratta di giudicare l'incapacità degli operatori nella gestione tecnica ed emotiva dell'evento violento.

A prescindere da come sono andati i singoli casi, su cui non ho alcuna intenzione di entrare, ciò che occorre chiedersi è se gli operatori di polizia posseggano l'addestramento necessario per fare quello che la legge li incarica di fare, che è agire l'unica forma di violenza legale che l'ordinamento riconosce, quella dello Stato. Riflettere su questo non significa voler giustificare gli errori di nessuno, ma cercare di evitare altre tragedie. Ogni uomo ha diritto alla sicurezza e alla libertà personale. La sospensione di questi diritti è uno dei momenti più delicati per un ordinamento democratico tanto che ogni sistema prevede tassativamente quando la polizia ha il diritto/dovere di usare la forza contro il cittadino. Il principio è che la quantità di forza usata deve essere la minore possibile e malgrado queste tragedie sembra che nessuno si chieda se c'è qualcosa da correggere nella formazione del personale o qualcosa da aggiungere nelle dotazioni tecniche. Questi morti in pochi anni non sono sufficienti ad insinuare un dubbio sull'efficienza di un dispositivo che regola una aspetto così delicato della vita di una comunità? Pare di no.

Il problema dello scontro fisico tra polizia e cittadini da “bloccare fisicamente” è sentito come delicato in tutto il mondo e non è un caso che nei paesi più evoluti si sia da tempo deciso di perseguire prassi operative che limitino al minimo l'uso della forza fisica della polizia sulle persone. La tecnologia, anche a basso costo, è un'opzione che molti paesi hanno scelto: Spray o Taser sono ormai sul cinturone delle migliori polizie del mondo. Questi strumenti non costano così tanto e hanno il vantaggio di non costringere gli operatori ad ingaggiare dei pericolosi corpo a corpo con le persone che devono bloccare.

Sono scelte che dovrebbero essere conseguenti ad un semplice esame di realtà: il personale delle volanti non ha la preparazione né l'allenamento, fisico ed emotivo, per gestire interventi violenti secondo il protocollo del Ministero dell'interno che, un po' come le fiabe, racconta il mondo come vorremmo che fosse ma non come è. Nel mondo ideale il poliziotto blocca l'esagitato con abili leve e lo riduce all'impotenza senza fargli male ma nel mondo reale non è così. Nel mondo reale nessuno lo addestra. Nel mondo reale il poliziotto non ha istruttori di arti marziali né palestre dove allenarsi.

Si tratta di affermare una nuova cultura del servizio di Polizia che per emergere avrà bisogno anche del sostegno delle forze politiche che si sono sempre dimostrate sensibili a questi temi.

 

 

Alessandro Chiarelli

Segretario Provinciale

Sindacato Italiano Appartenenti Polizia

Ferrara

 

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